DANNO DA VACANZA ROVINATA

 

Il danno da vacanza rovinata è inteso come quel pregiudizio, di tipo essenzialmente psicofisico, che il passeggero/turista[1] subisce per l’impossibilità di godere pienamente del bene-vacanza (come occasione di piacere, svago, riposo) a causa dell’inadempimento del professionista con cui ha stipulato un contratto di viaggio “tutto compreso”.

Tale tipologia di danno è oggi disciplinata dall’art. 47 del Codice del Turismo (Decreto legislativo 23.05.2011 n. 79). Il danno da vacanza rovinata ha natura contrattuale, in quanto trova fondamento nell’inadempimento delle obbligazioni assunte dall’agenzia di viaggi e/o dal Tour Operator relativamente ad contratto di viaggio o “pacchetto turistico” stipulato con il consumatore.

Ai sensi dell’art. 34 del Codice del Turismo, il “pacchetto turistico” deve includere almeno due dei seguenti elementi: 1) trasporto, 2) alloggio e 3) servizi turistici non accessori rispetto ai primi, che costituiscano, per la soddisfazione delle esigenze ricreative del turista, parte significativa del pacchetto turistico. Il contratto di vendita di pacchetti turistici deve essere redatto in forma scritta, in termini chiari e precisi. Ed al turista deve essere rilasciata una copia del contratto stipulato e sottoscritto dall’organizzatore[2] o venditore.

La tutela prevista dal legislatore prevede che, in caso di inadempimento o inesatta esecuzione della prestazione oggetto del pacchetto turistico, non di scarsa importanza, il turista possa richiedere la risoluzione del contratto ed il risarcimento del danno connesso al tempo di vacanza trascorso inutilmente e all’irripetibilità dell’occasione.

La giurisprudenza di legittimità è costante nel riconoscere tale tipologia di danno solamente nel caso in cui sia conseguenza dell’inadempimento di un contratto di viaggio c.d. “tutto compreso”, escludendolo in caso di altre tipologie di vacanza (come ad esempio il turismo fai-da-te) o di inadempimento di un contratto di trasporto da parte di un vettore aereo.

Sul punto, anche la giurisprudenza di merito è stata in tal senso orientata; si ricordano, fra molte, le pronunce:

  • del Tribunale di Palermo, il quale ha dichiarato che “Tale voce di danno (danno da vacanza rovinata) consegue, dunque, all’inesatta o mancata esecuzione delle obbligazioni derivanti dal contratto di vendita di pacchetto turistico da parte del venditore o dell’organizzatore del viaggio, trovando il fondamento normativo nella disciplina sopra richiamata, e non anche nel caso di contratto di trasporto aereo, cui non trova applicazione la disciplina del Codice del Consumo sopra richiamata. Invero con il contratto di trasporto il vettore assume l’obbligo, dietro pagamento di un corrispettivo, a trasferire le persone ed i loro bagagli da un luogo ad un altro, non rilevando in alcun modo la finalità del viaggio (di studio, lavoro, piacere), mentre nei contratti stipulati con i tour operator la motivazione di svago e di vacanza rientra nel contenuto del contratto, costituendo la causa in concreto di esso, caratterizzando, altresì, l’obbligazione del venditore, che deve garantire la fruizione della vacanza pena l’inadempimento ed il consequenziale risarcimento del danno” (cfr. Tribunale di Palermo, sentenza 3 giugno 2010, n. 2872);
  • del Tribunale di Genova, il quale ha deciso che “il danno c.d. da vacanza rovinata – come quello conseguente al disagio ed alla delusione per un viaggio vacanza che ha tradito le attese od aspettative del consumatore – è risarcibile – come un danno contrattuale – soltanto quando sia la conseguenza dell’inadempimento – totale o parziale – di un contratto avente per oggetto un pacchetto di viaggio c.d. “tutto compreso. In tal caso, infatti, l’interesse del consumatore – a fruire pienamente della vacanza – riflette e caratterizza la causa stessa del contratto: pertanto l’inadempimento del contratto lede quel particolare interesse del contraente, che permea la causa del contratto, qualificando come bene vacanza l’oggetto della prestazione o la sommatoria delle singole prestazioni: talché l’inadempimento del contratto – o di una singola prestazione – rende rilevante e risarcibile il danno da vacanza rovinata. Per questo il danno da vacanza rovinata riceve tutela dall’ordinamento – nella normativa di settore – in stretta dipendenza dal contratto di viaggio, che qualifica la stessa tipologia del danno, quando sia conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento del contratto.” (cfr. Tribunale di Genova, Sezione VI, sentenza del 10/11/2006);
  • del Giudice di Pace di Roma, il quale ha ritenuto che “l’inadempimento ad un semplice contratto di trasporto aereo … esula dall’ambito di applicazione della normativa invocata dall’attore (legge n. 1084/1977, ratifica ed esecuzione della Convenzione Bruxelles 23 aprile 1979; d. lg. 111/1995 di attuazione della dir. 90/314/CEE), relativa alla cosiddetta vendita di “pacchetto turistico”. Il cosiddetto danno da vacanza rovinata costituisce una ipotesi tipica di danno non patrimoniale, certamente non suscettibile di applicazione analogica al caso in esame. Il danno da vacanza rovinata è infatti risarcibile in forza del combinato disposto degli art. 2059 cc. 15 d.lgs. 111/1995, art. 5 dir. 90/314/CEE, art. 13-15 Conv. Bruxelles 23 aprile 1970.” (cfr. Giudice di Pace di Roma, sentenza del 29/9/2006, Diritto dei Trasporti, 2007 (3), 909).

Sulla natura del danno da vacanza rovinata, la Corte di cassazione con la sentenza n. 1033/2013 ha disposto che lo stesso sia ricompreso nel danno non patrimoniale, ulteriore rispetto a quello morale: “Sulla scia del nuovo orientamento, questa stessa sezione ha successivamente affermato (Cass. Sez. III, n. 4053 del 2009) che il danno non patrimoniale di cui all’art. 2059 c.c. costituisce una categoria ampia, comprensiva non solo del c.d. danno morale soggettivo (e cioè della sofferenza contingente e del turbamento d’animo transeunte, determinati da fatto illecito integrante reato), ma anche di ogni ipotesi in cui si verifichi un’ingiusta lesione di un valore inerente alla persona, costituzionalmente garantito, dalla quale consegua un pregiudizio non suscettibile di valutazione economica, senza soggezione al limite derivante dalla riserva di legge correlata all’art. 185 cod. pen. In definitiva, nel nostro sistema il cosiddetto danno da vacanza rovinata viene ormai ricompreso nell’ipotesi di danno non patrimoniale ulteriore rispetto a quello morale”. Infatti, il danno da vacanza rovinata rappresenta una tipologia di danno che non comporta necessariamente una perdita patrimoniale per il turista, ma costituisce una causa di stress e turbamento psicologico che derivano dagli inadempimenti agli obblighi contrattuali assunti dall’organizzatore o venditore (ad esempio: la sistemazione alberghiera, il livello inferiore dei servizi offerti rispetto a quelli previsti dal pacchetto turistico, ecc. …).

Quanto alla prova del danno, la Corte di Cassazione ha affermato che è sufficiente la prova dell’inadempimento per provare il verificarsi del danno, poiché gli stati psicofisici interiori di un soggetto non possono formare oggetto di prova diretta e sono desumibili dalla finalità turistica propria del contratto o dalla regolamentazione contrattuale delle attività e dei servizi, in quanto essenziali nella realizzazione dello scopo vacanziero. Il turista è dunque tenuto a provare il contratto di viaggio allegando le circostanze dell’inadempimento di controparte, mentre il Tour Operator deve provare, invece, l’avvenuto adempimento del contratto.

Ai sensi dell’art. 49 del Codice del Turismo, il reclamo deve essere presentato dal turista tempestivamente, anche in corso di viaggio, in modo tale da permettere all’organizzatore o il suo rappresentante sul posto possano porvi rimedio Il reclamo può inoltre essere presentato, a mezzo raccomandata o altro mezzo idoneo a fornire la prova dell’avvenuto ricevimento, nel termine di 10 giorni dal rientro dal viaggio. Tale termine, secondo l’orientamento della Suprema Corte di Cassazione (cfr. Cass. sent. n. 297 del 2011), non rappresenta un termine di decadenza dal diritto ad essere risarciti. Di conseguenza, la contestazione può essere successiva a condizione che avvenga entro il termine prescrizionale di un anno dal rientro dal viaggio (per danni diversi a quelli alla persona) e di tre anni per danni alla persona. Se però l’inadempimento attiene il servizio di trasporto, il termine di prescrizione è di 18 o 12 mesi a seconda se si tratta, rispettivamente, di danni alla persona o alle cose (trovando applicazione in tal caso la regola generale di cui all’art. 2951 c.c.).

[1] Turista: l’acquirente, il cessionario di un pacchetto turistico o qualunque persona anche da nominare, purché soddisfi tutte le condizioni richieste per la fruizione del servizio, per conto della quale il contraente principale si impegna ad acquistare senza remunerazione un pacchetto turistico.

[2] Organizzatore di viaggio: il soggetto che si obbliga, in nome proprio e verso corrispettivo forfetario, a procurare a terzi pacchetti turistici, realizzando la combinazione degli elementi di cui all’articolo 34, o offrendo al turista, anche tramite un sistema di comunicazione a distanza, la possibilità di realizzare autonomamente ed acquistare tale combinazione.